La pietra ollare
Una roccia verde lavorata in Valle d'Aosta fin dalla preistoria

La pietra ollare è una roccia verde, morbida e compatta. Il suo nome viene dal latino olla, la pentola: un tempo se ne ricavavano soprattutto recipienti torniti. In Valle d’Aosta la si lavora da millenni, per recipienti, stufe e oggi oggetti d’arte.
Una roccia delle valli laterali
Secondo la Regione autonoma Valle d’Aosta, la pietra ollare è utilizzata fin dal Neolitico. Si trova in Valtournenche, in val d’Ayas e in val di Champorcher. I geologi ricollegano alcune di queste rocce ai cloritoscisti, ricchi di clorite.
La cava di Valmérianaz
A Pontey, nel vallone di Valmérianaz, un’antica cava è stata studiata dal geologo Paolo Castello nel 2018. Si trova tra circa 1.850 e 1.970 metri di quota, su almeno 15.000 m². Vi sono stati ritrovati frammenti di recipienti e coni di tornitura. Questi coni servivano da tenoni durante la lavorazione. Lo studio ricorda che lo sfruttamento è antico, ma poco documentato. Pietre di questo tipo sono state ritrovate in siti di epoca romana e dell’alto Medioevo.
Una pietra che trattiene il calore
Secondo gli artigiani Fratelli Ferrari, la pietra ollare è una roccia metamorfica verde scuro, formata in particolare da steatite (la «pietra di sapone») e magnesite. È abbastanza tenera da essere segata e scolpita. La magnesite le permette di assorbire rapidamente il calore, di condurlo bene e di resistere al fuoco. Una stufa in pietra ollare continua così a scaldare per diverse ore dopo lo spegnimento del fuoco. I Ferrari indicano di lavorare una pietra locale, estratta nelle valli di Gressoney e di Champorcher.
Estrarre e tornire
Gli scalpellini staccavano i blocchi con attrezzi metallici appuntiti. Usavano anche cunei di legno gonfiati con l’acqua. I recipienti venivano poi torniti. Le pareti misuravano da 8 a 15 millimetri, il fondo da 20 a 25 millimetri.
I Fratelli Ferrari, a Pont-Saint-Martin
A Pont-Saint-Martin, i fratelli Fabrizio e Claudio Ferrari portano avanti un sapere trasmesso dal padre, Renzo. Fabrizio vi lavora la pietra ollare dal 1987; il laboratorio ha più di trent’anni di attività. I fratelli lavorano anche il legno, soprattutto il castagno, che spesso associano alla pietra.
La loro specialità è la stufa a legna. Ogni piano è fatto di otto piccole lastre incollate a formare un ottagono, poi tornito, smerigliato agli angoli e bocciardato. Questo montaggio limita le crepe dovute alla dilatazione, più frequenti nelle stufe antiche fatte di grandi lastre. Le stufe esistono in forma rotonda, ovale o ottagonale, a due o tre piani. Secondo il laboratorio, un modello a due piani scalda 50-60 m², uno a tre piani 80-90 m², con 20-25 kg di legna al giorno. Il laboratorio restaura anche le stufe antiche.
Accanto alle stufe, i Ferrari scolpiscono oggetti per la casa e pezzi su commissione: pentole, orologi, lampade, statuette. La pietra viene segata, scolpita, poi rifinita a mano con piccole frese, carta vetrata e cera.
Dalle stufe alle sculture
Gli artigiani della Valtournenche si sono specializzati nelle stufe in pietra ollare. Oggi la pietra serve ancora a fare stufe, ma anche sculture, piatti, ciotole e scatole. Questi pezzi figurano tra i mestieri presentati al Museo dell’artigianato valdostano e alla Fiera di Sant’Orso.
Fonti: Fratelli Ferrari, artigiani scultori di pietra ollare (pagine La pietra ollare, Chi siamo e Le stufe), Regione autonoma Valle d’Aosta – Artigianato valdostano, Paolo Castello, Revue valdôtaine d’histoire naturelle, 2018 (SFV).
Foto: Fratelli Ferrari, ferrariollare.it.









I commenti