Il genepì

A fine pasto, in Valle d’Aosta, si serve spesso un bicchierino di genepì. Questo liquore si fa con piante che crescono in alta montagna. Si beve come digestivo.
Artemisie d’alta montagna
La parola «genepì» indica prima di tutto delle piante: diverse specie di artemisia, della famiglia delle Asteracee, che crescono in quota. Il liquore si prepara con i loro steli fioriti. Si usano soprattutto due specie:
- Il genepì dei ghiacciai (Artemisia glacialis): cresce sulle morene, gli accumuli di pietre lasciati dai ghiacciai, sopra i 2000 metri.
- Il genepì nero (Artemisia genipi, descritto dal botanico Weber, da cui il nome di «genepì Weber»): dà al liquore parte del suo aroma balsamico.
Il liquore ha spesso un colore giallo-verde, che viene dalle piante.
Come si prepara
- La raccolta: le piante vengono raccolte in alta montagna, selezionate e poi essiccate.
- La macerazione: le parti migliori delle piante essiccate vengono messe nell’alcol per diversi giorni.
- La finitura: si aggiunge zucchero per ottenere il liquore. Alcuni produttori distillano anche l’alcol aromatizzato prima di zuccherarlo.
Al momento di berlo
Il genepì si beve a piccoli sorsi, dopo il pasto. Il suo gusto è pieno e profumato. È il modo abituale di chiudere un pasto di montagna.


