La grappa

La grappa

Dopo la vendemmia e la torchiatura, nelle cantine resta un mucchio di bucce, vinaccioli e raspi. È la vinaccia. Distillandola si ottiene un’acquavite: la grappa. In Valle d’Aosta come nel resto d’Italia, fa parte della tavola.

Da bevanda contadina a specialità

In Valle d’Aosta la grappa si distilla da diversi secoli. A lungo è stata una bevanda rustica, fatta per la casa. Col tempo la sua qualità è migliorata, e oggi è considerata un prodotto locale a pieno titolo.

La vinaccia e l’alambicco

La grappa valdostana si fa soprattutto con la vinaccia di vitigni locali, come il petit rouge, il prié blanc o il fumin. Una buona vinaccia è la prima condizione per una buona grappa.

La distillazione avviene tradizionalmente in alambicchi di rame. È la fase più delicata: il distillatore deve conservare gli aromi migliori della vinaccia e scartare gli altri.

Che cosa si sente nel bicchiere

La grappa valdostana ha aromi intensi. Vi si trovano spesso note di frutta, di fiori e di erbe. A seconda delle varietà, può prendere anche note di legno o di spezie.

Come servirla

Si serve a temperatura ambiente, in un bicchiere a tulipano. Si beve soprattutto come digestivo, dopo il pasto. Si usa anche per aromatizzare il caffè: è il principio del « caffè alla valdostana ».

La vinaccia non va persa

Per le cantine, la grappa permette di usare la vinaccia, che altrimenti sarebbe uno scarto. Fa vivere le distillerie e mantiene gesti tramandati da molto tempo. Interessa anche i visitatori che amano le acquaviti.

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