Il patois, la lingua del cuore della Valle d'Aosta
La lingua dei villaggi, parlata in modo diverso da una valle all'altra

In Valle d’Aosta si dice semplicemente «il patois». I linguisti invece parlano di francoprovenzale: il patois valdostano è la forma che questa lingua assume nella regione. Non è quindi un francese storpiato, ma una lingua romanza a tutti gli effetti, con una sua storia.
Da dove viene il patois
Come il francese e l’italiano, il patois deriva dal latino parlato. Secondo i linguisti vi si trovano anche tracce delle lingue parlate prima dei Romani, come il celtico, e altre lasciate dai popoli germanici arrivati più tardi, in particolare i Burgundi. Si è sviluppato accanto al francese e all’italiano, conservando tratti che lo distinguono da entrambi.
Un patois per ogni villaggio
Non esiste un solo patois valdostano. Ogni valle, a volte ogni villaggio, ha le sue parole e la sua pronuncia. Lo spiega il territorio: le comunità di montagna sono vissute a lungo piuttosto isolate.
Cerlogne, il primo grande autore
L’abate Jean-Baptiste Cerlogne (1826-1910), prete e poeta nato a Saint-Nicolas, ha contato molto per il patois. Ha scritto poesie in questa lingua e ne ha descritto la grammatica e il lessico. È spesso considerato il padre della letteratura in patois.
Chi se ne occupa oggi
Oggi diversi soggetti lavorano alla salvaguardia del patois:
- il BREL (Bureau régional pour l’ethnologie et la linguistique, Ufficio regionale per l’etnologia e la linguistica);
- il Centro di studi francoprovenzali di Saint-Nicolas;
- le associazioni culturali locali;
- le scuole della regione.
Alcuni tratti della lingua
Il patois si riconosce anzitutto all’orecchio. Ha vocali nasali e suoni tutti suoi. La sua coniugazione è ricca, e alcune costruzioni della frase gli sono proprie.
Chi lo parla ancora
Il patois è minacciato, ma resta ben vivo in una parte dei villaggi di montagna. Il numero di persone che lo parlano correntemente è difficile da stimare, e le cifre variano molto.
Trasmetterlo ai giovani
Diversi strumenti servono a trasmetterlo a bambini e ragazzi:
- corsi facoltativi a scuola;
- concorsi, tra cui il concorso Cerlogne, riservato alle scuole;
- feste e incontri culturali.
Cosa lo rende fragile
Il patois non è lingua ufficiale. L’amministrazione e la scuola funzionano in italiano e in francese, e l’italiano domina la vita di tutti i giorni. L’esodo rurale ha svuotato una parte dei villaggi dove si parlava. La globalizzazione, infine, spinge verso lingue più diffuse.
Nuovi modi di parlarlo
Altri progetti puntano sugli strumenti di oggi:
- contenuti in patois su internet;
- account sui social network;
- scambi con altre regioni di lingua francoprovenzale, in Svizzera e in Francia.
Programo de la Rai, animê pèr Liliana Bertolo, sur Jean-Baptiste Cerlogne, un des ples grands ècrivens en arpitan Val d’Aoutein.





