L'Enfer d'Arvier DOC

Il rosso della collina rovente di Arvier

Mappa della zona di produzione : L'Enfer d'Arvier DOC
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Ad Arvier, tra Aosta e Morgex, un pendio esposto in pieno sud forma un anfiteatro naturale sopra la Dora Baltea. D’estate vi fa così caldo che è stato soprannominato l’Enfer, l’inferno. Il vino che ne nasce porta questo nome: l’Enfer d’Arvier, una delle denominazioni più antiche della Valle d’Aosta.

Un suolo di sabbia

I terreni dell’Enfer derivano dalle antiche morene dei ghiacciai. Sono sabbiosi al 70% e lasciano scorrere l’acqua molto in fretta. È una terra povera e difficile da lavorare, ma il sole la scalda in profondità e l’uva vi matura bene.

Le vigne sono piantate a terrazze, a volte a filari diritti, su pendii che in alcuni punti raggiungono i 45°. Le località hanno nomi che i viticoltori conoscono bene: Duhron, la Grande Vigne, le Meylan e l’Enfer stesso.

Il petit rouge

L’Enfer d’Arvier è ottenuto soprattutto da petit rouge, l’uva rossa più coltivata della valle. Vi si può aggiungere una piccola parte di altri vitigni locali, come il fumin o il mayolet, che apportano colore o finezza.

La cooperativa dell’Enfer

La CoEnfer, piccola cooperativa di Arvier, riunisce i viticoltori del pendio e coltiva circa 7 ettari. Per la cooperativa la qualità di un vino dipende tanto dal suolo e dal clima quanto dal lavoro dell’uomo: sono le persone a decidere come curare la terra e mantenerla viva.

Dal 2009 si è convertita all’agricoltura biologica. Le erbe infestanti sono controllate con la lavorazione del terreno, i parassiti combattuti senza prodotti chimici di sintesi e la terra nutrita con concimi naturali. L’erba cresce tra i filari e ogni anno un filare su due viene lavorato e poi seminato a leguminose o graminacee. Oggi è la più grande superficie coltivata a biologico di tutta la Valle d’Aosta.

A tavola

Un rosso da servire con i salumi valdostani, una fonduta, carni alla griglia o formaggi di montagna.

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